Pietragalla, Storia e Cultura

LA STORIA

Situata a nord est del capoluogo della Basilicata, Potenza, da cui dista circa circa 24 km, di Pietragalla non si hanno fonti certe né sulla sua nascita, né sull’origine del toponimo. La prima menzione la troviamo verso la fine dell’anno mille, nella “Cronaca” di Giovanni Abdia scritta in ebraico che – parlando dei paesi che si trovano a ovest del suo “Oppide” – così scrive: ”A Ovest la città di Roma e la città di Salernum e la città di Potenza e il paese di Petragali”. Nelle cronache ufficiali compare nel “Catalogo dei Baroni”, compilato sotto il regno di Guglielmo I detto “il Malo” e quello di Guglielmo II detto “il Buono”, re di Sicilia, tra il 1154 e il 1168. Studiosi del passato, come il Racioppi e il Gatta, sull’origine del nome hanno argomentato varie ipotesi. Lo si fa derivare dalla divisione in due parti della parola stessa: Pietra e Galla. Pietra, perché il paese sarebbe stato fondato sulla roccia e Galla dal greco “gal” pietra bianca, chiara, o dal tardo latino “gallandus”, cioè fortificato. Si è ipotizzato anche che Galla potesse derivare dal rigonfiamento (appunto, galla). Altri – ma questa è pura leggenda – lo farebbero derivare da Pietro Cancellario detto “il Gallo” (Pietro Gallo e poi per corruzione del termine, Pietragalla) in quanto il Cancellario è vissuto nel XIV secolo. I pietragallesi, forse più pratici e più vicini al vero, lo fanno derivare da “Pietragialla”, il tufo sul quale è costruito. La famiglia Zurlo, di origini napoletane, sotto il regno della regina Giovanna II d’Angiò Durazzo (1371-1435), riceve in affido i feudi di Oppido, Cancellara e Pietragalla. Il 5 dicembre 1456 un forte terremoto devasta la zona radendo al suolo Casale Aspris, feudo di Pietragalla; gli abitanti si trasferiscono in massa venendosi a stabilire nell’attuale rione “Casale”. Caterina Zurlo sposa il conte di Pacentro (Abruzzo), Mario Orsino o Ursino. Nel 1500 muore Caterina, l’ultima degli Zurlo ed il feudo passa a suo figlio Roberto. Un rampollo di questa casa, Ottavio, si indebita al punto che è costretto a vendere, nel 1622. Acquirenti, per 38600 ducati, sono gli Affaitati di Cremona. Nel 1647 Pietragalla, con Palmira (Oppido Lucano), Cancellara e Marsiconuovo, partecipa alla sommossa contro gli spagnoli. Nel 1653 anche gli Affaitati, per debiti di un rampollo, vendono a Francesco III Melazzi.  Questo casato avrà la signoria fino al 1848 quando Giulia, l’ultima della famiglia, sposa Luigi Acquaviva d’Aragona. Nonostante l’abolizione del feudalesimo (2 agosto 1806) da parte di Giuseppe Napoleone, spirito liberale, fratello del Bonaparte, gli Acquaviva faranno sentire la loro influenza fino agli inizi del XX secolo.

 

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In un riquadro a sfondo azzurro, un gallo poggiato con la zampa sinistra sulla vetta centrale di un monte a tre cime che rappresentano i tre punti più alti del paese: “La Terra” (Centro storico), “La Serra” e “San Michele”. Sotto al riquadro un nastro, con i colori nazionali, tiene uniti due rami: uno di quercia e uno di ulivo, con foglie a forma di emiciclo. Sul riquadro, una corona raffigurante il potere temporale, divisa in tre bande: una merlata, con richiamo ghibellino, una ad archi e l’altra a mattoncini con al centro un ingresso ad arco.