Pietragalla e il brigantaggio

PIETRAGALLA  E  LA FINE DEL  BRIGANTAGGIO

assaltoducale1Pietragalla, all’indomani della proclamazione dell’Unità d’Italia (17 marzo 1861), scrisse una pagina storica determinante per la fine del brigantaggio nell’Italia meridionale. Il 16 e 17 novembre 1861, infatti, i briganti, al comando del generale spagnolo Borjés e di Carmine Donatelli Crocco, propugnatori dell’idea legittimista che voleva il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli, dopo aver saccheggiato e distrutta Vaglio, non potendo attaccare Potenza – ch’era pronta alla difesa – portarono un attacco feroce su Pietragalla, dopo che le autorità s’erano rifiutate di consegnarsi nelle loro mani, com’era successo in qualche altro paese.  La Guardia Nazionale e i cittadini, prima a viso aperto e poi asserragliati nel Palazzo Ducale, opposero all’orda brigantesca una strenua difesa tale da far desistere gli assalitori dal protrarre l’assedio. Non mancarono perdite umane, stupri, incendi, ruberìe. In quel frangente si determinò prima la divisione tra i due comandanti e poi la frammentazione delle varie bande tanto da far scrivere al Console inglese da Tagliacozzo (qui l’8 dicembre fu catturato Borjés e fucilato coi suoi 23 seguaci) al suo governo: “Dopo la fazione di Pietragalla, la più importante in Basilicata, la banda Borjés, non poté più organizzare”.  Il fatto trovò risonanza anche nell’Assemblea Nazionale Francese dove, nel gennaio seguente, si dichiarò che “la fazione di Pietragalla era stata la più importante contro Borjés”. Due lapidi, una del 1861, l’altra del 1932, poste a memoria sul lato sinistro della facciata anteriore del Palazzo Ducale, ne ricordano l’evento.