Il Palazzo Ducale

IL PALAZZO DUCALE

Situato sul punto più strategico che comprende la parte alta del paese, si  suppone che all’origine l’edificio fosse sede di una comunità monastica, pur risultando difficile stabilire quale sia stato, sotto il profilo strutturale, il nucleo originario, i successivi ampliamenti e le cause che li determinarono. Sulle origini del Palazzo Ducale è importante non trascurare l’influenza  monastica che caratterizzò l’Italia meridionale dal VII all’VIII secolo, anche sotto il profilo architettonico.  Su una pietra scolpita, risalente al 1654, che si trova all’interno della chiesa Madre, si fa riferimento alla comunità di San Basilio. Dopo il terremoto del 4 dicembre 1456 che rase al suolo il borgo di Casalaspro e parte dell’abitato di Pietragalla, dell’originaria struttura (di cui si suppone dell’esistenza di un piccolo monastero basiliano e un modesto castello) non restò che qualche traccia. Al posto del diruto castello, a partire dai primi anni del 1500, ebbe inizio – da parte di maestranze napoletane – la  costruzione  del Palazzo Ducale che, nel tempo, sarà oggetto di ristrutturazioni ed aggiunte, sino ad assumere la conformazione attuale che colpisce per la sua imponenza e complessità architettonica. Strutturalmente l’impianto si divide in due parti: la prima, a destra dell’arco di ingresso, richiama la struttura dell’antico castello, risalente attorno al 1100; la seconda è costituita dall’ampliamento a sud-ovest ove si denota una diversa impronta nella distribuzione architettonica arricchita da ampie loggiate, voluto dalla famiglia Orsini o Ursini, all’inizio del 1500, che, in seguito al matrimonio di uno dei figli, decide di ampliare il Palazzo e di migliorarlo sia staticamente che funzionalmente. La proprietà, nel XVII secolo, passa dagli Ursini agli Affaitati e da questi ai Melazzi. Nel 1676 la struttura subisce un violento incendio. Oltre ai lavori di ricostruzione avviene il collegamento del loggiato centrale con quello di sinistra. Dai Melazzi passa agli Acquaviva d’Aragona quando Giulia – ultima erede dei Melazzi – va sposa a Luigi degli Acquaviva. Il Palazzo Ducale di Pietragalla rappresenta un complesso di particolare interesse sotto il profilo architettonico ed artistico. Infatti, in maniera gradevole si armonizzano vari stili caratteristici di periodi diversi, con  volte in pietra, portali bugnati e, sia sulla facciata anteriore, sopra l’arco di ingresso che sul prospetto interno, finestre bifore che richiamano quelle del Palazzo Ducale di Venezia. La proprietà del complesso è cosi divisa: l’ala  alla destra dell’arco, guardando il prospetto anteriore, è di proprietà della parrocchia, quella a sinistra di privati. In alcuni saloni di quest’ultima parte sono custodite tele di scuola napoletana del ‘700, affreschi di elevato prestigio artistico ed un dipinto, del XVIII secolo, su uno dei soffitti, raffigurante il “Ratto delle Sabine”. Il Palazzo Ducale rappresenta, inoltre, l’emblema dell’eroica difesa dei pietragallesi che il 16 e 17 novembre 1861, rinchiusi tra le mura interne, resistettero all’attacco dei briganti  al comando di Carmine Crocco Donatelli e del generale spagnolo Borjés. Una pagina di rilievo sotto il profilo storico, questa, in quanto a Pietragalla ebbe fine il secondo brigantaggio politico post unitario. Lo ricordano due lapidi, poste a memoria, sul lato sinistro della facciata anteriore, una del 1861, l’altra del 1937. II Palazzo Ducale rimane un complesso di particolare interesse per cui è sottoposto a tutte le disposizioni a tutela ai sensi della Legge n.1089 del 1° giugno 1939, per i motivi illustrati nella relazione storico-artistica e come dichiarato nel decreto del 7 gennaio 1991 del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.