San Teodosio Patrono di Pietragalla
Non solo la nascita ma anche la morte - dies natalis – del nostro santo patrono è avvolta nella leggenda. Notizie certe non ve ne sono nemmeno nel Martirologio () romano. Si vuole la sua morte avvenuta sotto l’imperatore romano Claudio II detto il Gotico ( 268-270 d.C.). Teodosio, giovane soldato pretoriano, si sarebbe rifiutato di riconoscere la divinità dell’imperatore condannandosi, così, al martirio.
Si racconta, dice Teo da Pietragalla (Teodosio D’Amico) nel suo Pietragalla, che il parroco Don Giovanni Iacobuzio, sotto il pontificato di Alessandro VII (Fabio Chigi), si recò, con una commissione di pietragallesi, a Roma per poter scegliere le reliquie di un martire giovane, avendo la popolazione del paese espresso desiderio di cambiare il patrono, S. Cataldo.
La notte che precedette tale visita, Don Giovanni sognò di trovarsi in una sala dov’erano conservate le reliquie di numerosi martiri e mentre guardava le urne che portavano incise le generalità, davanti a una di queste, con scritto “San Teodosio Martire”, gli apparve un giovane soldato di bell’aspetto, con corazza e elmo, che lo invitò a scegliere lui come protettore di Pietragalla.
Quale fu la meraviglia di don Giovanni quando la mattina dopo , accompagnato dalle gerarchie vaticane preposte all’ufficio delle assegnazioni, recatosi nella sala contenente le reliquie, s’avvide subito essere uguale a quella da lui sognata. Lo stupore crebbe ancor più quando lesse su un’urna: San Teodosio martire. Inutile dire che la scelta era già bella che fatta. La storia vera ha inizio quando il Rev.mo Don Ottavio Carrafa, Vicario e Vice Reggente della Corte Romana, consegnò, nelle mani del sac. Don Marco Pirrone della Terra di Tito in Dionigi di Potenza le reliquie e l’atto, stipulato dal notaio della Curia Romana Fiorello Scicolla, che presero la strada per Pietragalla. Quivi giunsero l’8 maggio 1663.
Ma il 10 era la festa del santo patrono, San Cataldo, e si decise di far coincidere l’arrivo con tale data. Ecco perché la festa patronale cade il 10 maggio. L’urna, dopo la ricognizione delle reliquie avvenuta il 21 luglio da parte del canonico Acerno, delegato dal vescovo di Potenza, venne sigillata da mons. Brancaccio arcivescovo di Matera.
Furono distribuite quattro chiavi: una al Parroco, una al Barone della Terra, una al Sindaco e una al Procuratore, nominato annualmente, che era addetto al mantenimento del decoro dell’altare sotto cui fu deposta l’urna. Sempre il D’ Amico scrive che nel retro del Capo Altare furono scritte le seguenti parole: ” San Teodosius Martirom – Patronum Sibi et vidicem accedente Autoritate Congregazione S.Riti. Una voce clerus et Populus Pietragallae ad ascrivere anno aerae cristiano MDCCXXIX “ ( Nell’anno dell’era cristiana 1729 il clero e il popolo di Pietragalla con il consenso della Congregazione dei Sacri Riti ad una voce scelsero come loro Protettore e Difensore San Teodosio Martire ). Parrebbe, quindi, che San Teodosio divenne protettore di Pietragalla solamente 66 anni dopo la traslazione delle reliquie ( 8 maggio 1663 ).
I giorni di festa in onore del santo sono tre: 9 -10-11 maggio. Il 9 viene portata in processione, a spalla, la statua dalla Chiesa Madre in Piazza Principe Umberto ( una volta Piano del Maggio () - Chian Magg ) e posta su un soppalco dove resterà fino alla sera dell’11 quando farà ritorno, sempre in processione, nella Chiesa Madre. Questa statua è chiamata S. Teodosio Zicc , cioè piccolo. Di notte, anni fa, era sorvegliata da un cittadino che, data la temperatura inclemente, non si faceva mancare un bel fiasco di vino per lenire i rigori del freddo. Il giorno 10 c’è la processione di San Teodosio grande (San Diadhosij ghrann) che vede la partecipazione di tanti , tanti fedeli. E’ facile rivedere, in questa occasione, persone che sono dovute andare via da Pietragalla per motivi di lavoro: per loro è come ritornare in famiglia. Per chi viene da fuori, andare appresso alla processione è emozionante. Il suono delle campane a festa ( a distesa, si diceva una volta ), i canti religiosi, il suono della banda del paese, il corteo che, data la caratteristica delle nostre strade, si dipana come un serpente tutto contribuisce a far rivivere ricordi e emozioni che fanno venire un groppo alla gola.
Anni addietro, sul sagrato della chiesa, si procedeva ad “alzare la statua”, che consisteva nell’offerta in danaro da parte di singoli o di gruppi. Chi offriva di più aveva il diritto di andare dietro la statua del santo, subito dopo le autorità religiose. Il Comitato delle feste gioiva quando si formavano dei gruppi o quando c’erano pietragallesi residenti in America: questi chiaramente avevano i dollari e, anche per non fare brutta figura ( vuò ess dhitt ) ,offrivano belle somme. A stuzzicare gli “americani” spesso si coalizzavano gruppi di residenti che rilanciavano. E c’era Teodosio il Banditore ( Ios lu Banndhor ) che, in italiano, con la sua voce chiara e squillante faceva vivere la gara con vera palpitazione. Dopo il terzo avviso dell’ultima offerta, se non ce n’era una più alta l’asta era chiusa. Lo scoppio di un mortaretto dava il via alla processione. La banda di Pietragalla attaccava un pezzo orecchiabile e tutti in processione. Dietro San Teodosio vengono portate a spalla, da devoti, le statue di altri santi, che, nell’immaginario popolare, erano stati invitati, per quel giorno dal patrono alla sua festa: S. Donato, S. Antonio Abate, S. Rocco, S. Luigi, S. Michele (queste due ultime, più leggere, venivano portate dalle donne).
Durante il cammino molti si avvicinavano e offrivano soldi in biglietti che , con una spilla, venivano attaccati alla veste del Santo. Il giorno 11 è festa civile: cantanti, gente dello spettacolo, gruppi musicali intrattengono i cittadini e i molti forestieri che, sempre numerosi, accorrono alla festa del nostro protettore. A Ottobre, il 25, si festeggia il giorno della morte( presunta): San Teodosio Vinnegn ,lo chiamiamo, perché da noi è tempo di vendemmia.
(testo a cura di Rocco Manzella)
Il Martirologio romano è un libro liturgico contenente la storia dei martiri della chiesa cattolica. Si leggevano dei piccoli passi prima dei pasti nei conventi, seminari e durante l’ufficiatura corale nelle cattedrali.
La festa del Maggio risale nella notte dei tempi. Durante la cerimonia, venivano uniti in matrimonio due alberi: un cerro che rappresentava il maschio, il Maggio, e un albero di agrifoglio, la Cima, che rappresentava la donna. I due alberi dovevano essere tagliati in due boschi diversi per evitare l’incesto. In Basilicata, famosa è quella di Accettura.


Twitter
Myspace
Yahoo
Googlize this
Facebook






