Fonti documentate sulle origini del nome e della sua nascita non ve ne sono. Soprattutto studiosi del passato, come il Racioppi e il Gatta, sull’origine del nome hanno argomentato varie ipotesi.
Lo si vuole far derivare dalla divisione in due parti della parola stessa: Pietra e Galla.
Pietra perché il paese sarebbe stato fondato su roccia e Galla o dal greco “gal” pietra bianca, chiara o dal tardo latino “gallandus” cioè fortificato.
Altri, ma questa è pura leggenda, lo farebbero derivare da Pietro Cancellario detto il Gallo (Pietro Gallo e poi per corruzione del termine, Pietragalla) che aveva dato il nome a Cancellara, paese vicino al nostro, in quanto il Cancellario è vissuto nel XIV secolo mentre il nome Pietragalla era già conosciuto alla fine dell’XI secolo.
La prima menzione, infatti, la troviamo verso la fine dell’anno 1000 nella “Cronaca” di Giovanni Abdia. Questi era nato a Oppido da un normanno, Drochus. In età adulta si convertì all’ebraismo e andò in Terrasanta seguendo una moda del tempo.
Nella sua Cronaca, scritta in ebraico, parlando del paese natio, per meglio definirlo cita: -….i nomi delle città che sono intorno a Opide. A Ovest la città di Roma e la città di Salernum e la città di Potens e il paese Petragali e il paese di Ans-.
Nelle cronache ufficiali, invece, il nome Pietragalla compare nel Catalogo dei Baroni, compilato sotto il regno di Guglielmo I detto il Malo e il regno di Guglielmo II detto il Buono, re di Sicilia, tra il 1154 e il 1168.
Qualche altro farebbe derivare il nome dall’antico Mons Petreguallo (T.C.I.ed.2005). I pietragallesi, forse più pratici e più vicini al vero, amano farlo derivare da pietra gialla, il tufo sul quale è costruito. Si è dibattuto e si dibatte ancora se Pietragalla fu feudo di Casalaspro, un tenimento distante 18 chilometri, o viceversa.
Il Lenormant, viaggiatore francese, che ebbe come accompagnatore nel suo viaggio in Basilicata Michele La Cava di Corleto riferisce, nel suo diario, che Pietragalla fino al 1400 fu dipendente da Casalaspro.
Ma dal Bollettino della Commissione Feudale, che era stata nominata proprio per dirimere le controversie rimaste in piedi tra i baroni e le Università in tutto il regno di Napoli quando fu dichiarata per legge la fine del feudalesimo, alla quale si era rivolta l’Università di Pietragalla nel 1810, si può dedurre che Casalaspro fu feudo di Pietragalla.
In esso si legge, infatti,: - Ma incaricandosi pure la Commissione degli argomenti prodotti dall’ Università per dimostrare che Casalaspro fu in origine un casale di Pietragalla.. …-(Teo D’Amico).Un altro elemento a sostegno può essere dato dal raffronto del numero dei fuochi, cioè delle famiglie, che si hanno sotto il regno di Carlo d’ Angiò: nel 1277 Casalaspro ha 9 fuochi e 45 abitanti, Pietragalla 23 fuochi e 115 abitanti; nel 1320 Casalaspro ha 27 fuochi e 135 abitanti mentre Pietragalla 39 fuochi e 195 abitanti. Il destino di Casalaspro doveva essere segnato dal terremoto distruttivo del 5.12.1456.
I pochi abitanti superstiti si trasferirono tutti a Pietragalla trovando sistemazione nell’attuale rione (quarcion) Casale che fu la prima appendice del paese al di fuori del centro storico. La famiglia Zurlo, di origini napoletane, sotto il regno della regina Giovanna II d’Angiò Durazzo, acquistò i feudi di Oppido, Cancellara e Pietragalla.
Nel 1500 muore Caterina, l’ultima degli Zurlo. Il feudo passa al ramo che si è con loro imparentata, gli Orsino o Ursino. La vita dissipata di un erede di questi, Ottavio, fa sì che il feudo è messo all’asta a Napoli. L’ 8 agosto 1622 vince la gara Ottavio Affaitati, di origini cremonesi. Ma anche questa famiglia si mette nei guai per debiti ed è costretta a vendere. Il 24 ottobre 1653 Francesco III Melazzi acquista i due feudi di Pietragalla e Casalaspro.
L’ultima di questa famiglia, Giulia, sposa Luigi Acquaviva d’Aragona. Siamo ormai agli inizi del XIX secolo. Napoleone Bonaparte nomina il fratello, Giuseppe, re di Napoli. Questi, spirito liberale, il 2 agosto 1806 con un decreto abolisce la feudalità ma gli Aragona faranno sentire il loro peso fino agli inizi del XX secolo. A rendere improduttiva ogni ricerca sulla comunità dopo questo periodo e fino ai nostri giorni ci pensarono i pietragallesi stessi che, stanchi di vessazioni e soprusi da parte degli amministratori, il 18 ottobre 1943 diedero inizio a una sommossa popolare che, durata più giorni, portò all’incendio anche dell’Archivio comunale. Dal 1932 fanno parte del Comune le frazioni di S. Giorgio, Cappelluccia e Lolla.
Stemma

Nel riquadro un gallo poggiato con la zampa sinistra sulla vetta centrale di un monte a tre cime. Queste rappresentano “La Terra” (antico centro storico), “ La Serra , e S. Michele (alle spalle tra S.Cataldo e la vecchia Caserma dei carabinieri). Sotto, fuori riquadro, un nastro con i colori nazionali tiene uniti due rami uno di quercia e uno di ulivo, con foglie a forma di emiciclo. Sopra il riquadro una corona, che rappresenta il potere temporale, divisa in tre bande: una merlata, con richiamo ghibellino, una ad archi e l’altra a mattoncini con al centro un ingresso ad arco.
(testo a cura di Rocco Manzella)


Il paese
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