Casa Museo Civiltà Contadina

Orario Visite

Sabato – Domenica

Mattino: ore 11,00 – 13,00
Pomeriggio: ore 18,00 – 20,00
Per informazioni: 349-4628508 | 333- 9083370

L’amore per la nostra Terra, i ricordi di un passato che sfuma nella memoria, il sacro rispetto per quella che è stata la vita dei nostri avi ci hanno spinti ad allestire la “Casa – Museo” della Civiltà Contadina.

Spesso, sbagliando, si identifica con civiltà tutto ciò che è nuovo, diverso dal passato, senza tener conto che il nostro spirito si nutre e vive di esso perchè, nel bene e nel male, lo abbiamo conosciuto e ci appartiene. Le nostre radici sono qui, su questa terra che i nostri avi trovarono avara, poco fertile, aspra. Essa, intrisa del loro sudore quotidiano, è stata la culla delle loro fatiche e delle loro sofferenze fisiche.

Ha un senso allora, dobbiamo chiederci, voltarsi indietro e cullare quasi questa nostalgia per un passato pieno di amarezze che, spesso, procuravano più rabbia in corpo che affetto nel cuore?.

Pensiamo di sì perché noi siamo figli di quel sudore e di quelle sofferenze: lì sono le nostre radici e le radici non si rinnegano. Mai. Siamo debitori verso i nostri antenati per come ci hanno tirati su. E i debiti si pagano. Chi s’ appresta a visitare la “Casa–Museo” lo faccia con rispetto, quasi fosse un luogo sacro.

Gli utensili e gli oggetti esposti possono raccontare tante storie che per essere capite non c’è bisogno di leggerle sui libri. Provi il visitatore a immaginare la quotidianità di quei tempi andati: la frugalità dei pasti, la mancanza di acqua corrente nelle case, a volte anche del bagno, la penuria di contante (ho il ricordo di un libricino nero dove venivano segnati gli acquisti di generi alimentari a credito) e la pratica del baratto (tre uova per mezzo chilo di pasta il giorno di domenica, un uovo per un “paccottl” (scatola) di fiammiferi o per venti grammi di conserva).

Abbiamo presentato anche tre costumi: due femminili di cui uno per la festa, un altro per tutti i giorni e uno maschile. Di quello per la festa Carlo Levi, nel suo Cristo si è fermato a Eboli, parlando del suo incontro con la civiltà di Gagliano così scriveva: – Non ancora avvezzo al costume (un povero residuo di costume che non ha nulla a che fare con quelli famosi di Pietragalla o di Pisticci) etc. Il nostro costume femminile era, quindi, famoso. In copertina un asino con i “vutn” (bigonce) colmi d’uva. L’ asino, questo animale così dolce e paziente ma così tanto vituperato e maltrattato, meritava un posto privilegiato tra i nostri ricordi. Era il motore di tutta l’attività contadina. Fosse per me gli innalzerei un piccolo monumento.

A CASA-MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA

bassorilievoLa Casa-Museo della Civiltà Contadina, allestita dalla Pro Loco , è ubicata nella casa gentilizia “Muscio-Messina”, nei locali un tempo adibiti a stalla e cantina. Si è inteso così, con la raccolta e la catalogazione di arnesi e manufatti (circa 400) ricordare e onorare la memoria dei nostri antenati. Verso di loro siamo debitori per come, tra fame e miseria, ci hanno tirati su.

Gli utensìli e gli oggetti esposti possono raccontare tante storie che per essere capite non c’è bisogno di leggerle sui libri. Sono esposte anche tre opere di artisti locali emergenti: Giuliano Giganti (bassorilievo su legno, raffigurante la Città dei Palmenti; Vittorio Vertone (Contadini in preghiera, su masonite) e Felice Lovisco (cinque bassorilievi in gesso  rappresentanti scene di vita contadina). Spicca, fra tante memorie, il costume femminile per le occasioni e le feste. Di esso, Carlo Levi, nel libro “Cristo si è fermato a Eboli”, così scriveva: “Non ancora avvezzo al costume (un povero residuo di costume) che non ha nulla a che fare con quelli famosi di Pietragalla o di Pisticci”.